giovedì 26 marzo 2020


Ci dissero di attenerci alle disposizioni.
Attenetevi, mi attengo.

Ci dissero di mantenere le distanze, almeno un metro.
Mantenni le distanze, un metro, almeno un metro.
Ci dissero che sarebbe andato tutto bene.

Ci dissero di non uscire, di rimanere in casa.
Non uscii, restai a casa.
Ci dissero che sarebbe andato tutto bene.

Fiorirono sui balconi delle melodie, delle canzoni, avvizzite nei lamenti di chi non poteva seppellire i propri morti.
Ci dissero che sarebbe andato tutto bene.


Vedemmo giungere la primavera, scoprimmo quanto fosse limpido il cielo e profumato il vento. Scorgemmo timide creature aggirarsi per le strade, nei giardini, nei parchi, e udimmo nei loro sguardi quanto profonda fosse la nostra solitudine.
Ci dissero che sarebbe andato tutto bene.

Ci dissero che tutto sarebbe tornato alla normalità, che ci saremmo abbracciati e baciati, ma ci dissero anche che nulla sarebbe stato come prima, come prima che ci dissero di attenerci alle disposizioni.

Ci attenemmo
Mantenemmo le distanze
Ci barriccammo in casa
Giunse la primavera
Fiorimmo
Appassimo


Fu un giorno di pioggia quando ci dissero che tutto era finito, che tutto sarebbe tornato alla normalità, e uscimmo. Tutti nel mondo uscirono recuperando dalle memorie quei gesti consueti che al limite delle nostre mani ebbero una esitazione, come di straniamento, come di timore e come domandandoci se fosse ancora lecito.
Ci mostrammo i volti.
Come scimme scendemmo nuovamente dagli alberi chiedendoci cosa eravamo ora, cosa potevamo essere?
Facemmo tesoro del letame?


Come falsi idoli i timori contraffatti crollarono al cospetto di un terrore concreto, e non fu più così facile manipolare le nostre meschinità persuadendole a provare paura e diffidenza verso ciò che si presentava come diverso, verso lo straniero, quando persino qualcosa di microscopico e composto unicamente di proteine e acidi nucleici ben comprese, senza che avesse un cervello, quanto gli esseri umani sotto la pelle fossero fragili e mortali allo stesso modo.

Ritrovammo agibili le città, la nostra civiltà ridotta all'essenziale in quei tempi fu sorretta e mantenuta viva da individui e categorie lavorative alle cui mansioni indispensabili sacrificarono la propria sicurezza, per far si che tutto continuasse a funzionare, in vista del momento in cui miliardi di persone si fossero riversate nuovamente fuori.
Ridimensionammo lo star system e le sue pretese e celebrammo chi non ebbe alcuna pretesa se non quella di continuare il proprio, necessario lavoro.

Acquisimmo maggior consapevolezza della nostra transitorietà, di quanto tutto fosse così gracile ma anche di quanto fosse caparbia la spinta della vita su questa strana roccia, la cui unica e inestinguibile regola è il mantenimento dell'equilibrio fra tutti gli organismi. Dovemmo imparare il giusto equilibrio.

Pretendemmo che ci fosse restituita la libertà individuale sacrificata in nome del bene comune.
Dovemmo combattere ma prima, prima.... ci piacque restare come piante irrorate dal sole, finita la pioggia, ancora per qualche attimo attoniti e beatamente superflui.

 Skunk Anansie - This Means War

martedì 21 gennaio 2020






the brick

L'opera senza autore è un'opera senza autore e l'uomo emerge senza autore come un'opera senza autore.
Vien da chiedersi se nel suo dilatato primordiale respiro l'universo abbia raggiunto l'illuminazione, abbia conosciuto se stesso, abbia compreso gli indizi disseminati come frantumi di specchi che rimandano e rimandano e rimandano.
Trattenne il respiro e non potè far nulla per salvare suo figlio. Il suo passato, ciò che diverrà in futuro è un senso di colpa, o di vergogna, o di foschia. Suo figlio non potè nulla per salvare suo padre sino a quando il padre non vide suo figlio annegare. E affiorare. E riprendere da dove s'era interrotto il respiro.